Vecchio novembre.

Immaginavo di scorrere
in un posto lontano,
vedermi tremare,
guardarmi piano.
Sognare di esistere,
lasciarsi sorprendere.

Il tempo non sprecarlo
hai lottato,

mi hai detto,
anche solo per averlo.
Mi hai stretto,
o l’ho solo immaginato.

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La trama di qualcosa che non esiste.

Corre sempre, nel traffico, sulle strade sterrate, nei sobborghi all’estremità delle città.
Lo circondano le colline, qualche rovina di castelli confusi tra gli alberi.
Cerca qualcosa che nessuno ha.
Non si è mai accorto che le cose scappano tanto da far credere che non esistano. Anche quando ha mal di testa e lo stomaco sottosopra. Magari è anche notte.
Ma non bastano i “basta”, non sono bastate le delusioni, le bastonate.
Si convince di voler essere l’alternativa a queste vite di routine, sempre.
Così carica la valigetta, lo zaino, le tasche.
E va tra la folla, tra gli occhi di chi incontra, tra le mani che stringe e i corpi che porta tra le lenzuola.
Mai situazioni esatte, mai momenti giusti.
Quando chiude gli occhi si sente cadere. Anche al culmine dei piaceri.
Oggi ha saltato la cena, è uscito.
Cerca qualcosa, nelle persone, forse.

Ma vive ancora, anche senza lui. Non si chiede mai che fine abbia fatto. Non si incontreranno mai, o mai più. Le storie si intrecciano, ma i nodi non sempre si stringono.
Così una si rifà una vita intera e uno si stravolge l’esistenza.

Poi gli pare buffo: nati per cambiare, per trovare una storia simile alla propria, per azzardi del destino, per fare a pugni con tutte le paure, per riempire ogni vuoto e smetterla di immaginarsi una piuma.
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