Io da tanto

Quello che c’è fuori dal mio balcone alle sette di sera è un pezzo di cielo e città, scende presto il sole, tra ombra e vento, seduta, mi copro la faccia, come quella volta in cui mi insegnarono il tramonto con gli acquerelli.
Solo sedici euro e due bicchieri per un tramonto a qualsiasi ora del giorno.
Come il tramonto a Copenaghen, tra la pioggia e quaranta corone per ogni respiro.
Le più grandi decisioni si prendono nei momenti più brevi possibili, come quando dico a mia mamma che andrò via mentre mettiamo il mascara allo specchio e mi risponde che lei e papà non mangeranno più le patatine fritte, così saranno magrissimi quando torneremo a casa.
Mi piace l’idea del tornare a casa, è sempre stata la mia soluzione.
Sono sul bagnasciuga di un anno che sarà difficile, mi ricordo che ho scritto sul post-it accanto: “avremo qualcosa da raccontare” .

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#44

In un fiume
freddo di parole
poche
vere
tra le paure
altisonanti
non so cosa voglio
so cosa
mi manca.

Non può bastare
un solo
sogno
per una sola vita.
Come
una pagina
per una storia
vera
che voglio
far ricordare.

Agosto di un’estate un po’ così.

Era da tanto che non era agosto e io manco già da un po’, ma ora aumenta la luminosità del tuo telefono e metti gli occhiali sopra i ricordi, l’intera estate dura un giorno.
Maledetta l’abitudine, potessi averla avanti le direi che sono sveglia e sto correndo, sto bene, che banale questa cosa a dirsela da soli. Sono passate nella mia stanza tante storie in questi mesi, ho cercato nuovi legami, recuperato degli amici, perso un mare di cose, tenuto d’occhio bambini sotto il sole, e poi ho ascoltato i Coldplay a Milano, con mia sorella e tanta luce. Forse uno dei momenti più belli della mia vita. Così sono tornata a casa e ho dovuto scrivermi addosso, per sempre, che non sarò mai sola.
E’ uno di quei momenti in cui mi vedo costruire e distruggere, tra cambiare e scegliere la malinconia. Non ho intenzione di abbandonare tutto questo, ma la verità è che scrivo quando sto male, quando fuori fa più freddo del previsto, quando è terapia, quando ci sono fenditure da cui far entrare la luce e bagliori da spegnere.

Ma pur resta che qualcosa è accaduto, per essere qui.
Tra pagine e inchiostro verde, di leggerezza e stelle. Oggi sono io a deporre le armi, che scelgo di non sparare, perché forse merito la pace, merito la cura, la gioia che non manchi mai. Mi riparo dalle cose che non sono come sembrano e scelgo con attenzione chi essere, lieve o decisa, risoluta o provvisoria con la tristezza e il capire, tra i difetti e le correzioni di un giorno.
Parto per partire, perché qualcuno ha detto che quando la tua anima è pronta, lo sono anche le cose. 

Non manca molto, è quasi la fine di settembre, ci sentiamo presto o prima.

 

Sulla punta delle dita.

Le vedi queste lacrime tra tutti, le nostre scelte, poi tutti i sogni che non hanno deciso di presentarsi, li sentirai forte, forte scorrere, ti sentirai forte.
Ti sentirai scorrere forte dell’acqua sulle guance e non saranno lacrime, non avrai più quei pantaloni stretti in vita, della vita, le tue scarpe bianche non saranno pronte sulla strada che si aprirà presto, pronta per non essere percorsa.
Porterai le mani sulle spalle, stringerai il tuo di petto tra le braccia tue e di nessun altro.
E’ una forza che sa di esser vinti, come non aver mai vinto davvero, come una maglietta ancora stropicciata, e i capelli non più belli, come cercavi di renderli.
Tre ore a pensare che sarebbe stato bello avere tanto tempo e poco sonno, invece di avere tanto sonno e poco tempo. Poco tempo tra le labbra, in quella piccola scossa che senti quando le apri veloci, e che rilasciano parole, veloci, velocissime.
Agito, corre, non ad agio, corri, corpi senza essere sentiti, tra una strada o nell’eco di una stanza vuota.
Si muove come da un finestrino lato passeggero, guarda al lato, investito o trafitto, da linee veloci, geometriche o non smussate, baciarsi lentamente, baciarsi nella mente, dentro ad ogni piccolo dettaglio, con ogni piccolo dolore, contro ogni piccolo dolore che separa la pelle.
Galleggia un po’ d’inchiostro nel gel di una penna.
Trema, trema nel silenzio che non si fa affrontare, senza affondare completamente, l’acqua, la luce e muove tre secondi di tempo, non me ne sto accorgendo.

Cosa scrivo, cosa leggo, cosa penso in questi giorni.

E’ tanto che non scrivo qui, ma non c’è stato un giorno in cui io mi sia dimenticata di avere questo spazio. Non è vero che non ho avuto tempo, è che non ho avuto molte parole e nemmeno adesso so se ne avrò abbastanza. Sto affrontando un lungo inverno, tra mal di testa ed esami.Cerco di tirarmi fuori. Ho trovato un piccolo lavoretto che non mi sottrae molto tempo, ed è quello che gli hipster chiamano copywriter o scrittore freelance o ghostwriter. Sì insomma, quello. Quindi scrivo degli articoli su richiesta e cedo i miei diritti d’autore, così un sacco di siti (anche quelli che meno ti aspetti!) fanno i fighi con le parole degli altri. Il mio primo ordine è stato scrivere annunci sexy (ma non troppo forzati mi raccomando!) per un famoso sito di incontri. E wow, che entusiasmo. Poi man mano ho acquisito delle stelline, così ho iniziato a scrivere qualcosa che più si avvicinava alle cose che conoscevo o che almeno mi piacevano. Ma questa è una storia in divenire, magari ne riparliamo più in là.
Da quando ho iniziato l’università ho pensato a mille altre cose che mi interessavano e che volevo migliorare. Per prima me stessa. Ho riflettuto molto anche su questo blog e sul poco impegno che ci stavo mettendo. Ho alcuni progetti carini che spero di intraprendere prima e nel modo migliore possibile, appena ho lunghe giornate da dedicare alla scrittura di cose serie.
Sto preparando un esame di letteratura italiana e credo che lo stia facendo con passione, più che altro combattendo contro tutte le distrazioni. Rileggo alcune “cose vecchie” che al liceo non avevo mai notato o che non avevo mai colto davvero il significato, hanno un sapore diverso di vita. Penso che sia un atto di crescita, ma le figure retoriche non mi piaceranno mai nella mia carriera. Mia sorella si è ufficialmente trasferita a Milano, ha un lavoro e i suoi occhi si vedono sempre bene, anche in mezzo a tutta la nebbia. Ogni tanto mi telefona dicendo che si annoia, così gira tutti i negozi di trucchi finché non è stanca e torna a casa con il tram. In provincia i tram non sono mai esistiti. Così io sono un po’ figlia unica, perché poi c’è il mio gatto.
Sto vedendo cambiare un mare di cose, le paure e i nuovi giorni, nella mia vita e in chi non mi appartiene. Ho ancora tutti gli sbalzi d’umore, ma la verità è che sono viva e ci sto provando.
Ci sentiamo presto, ma se vuoi, sai dove trovarmi.

P.s. Bello il nuovo album de “I cani”, dovreste ascoltarlo!
P.p.s. Buon anno nuovo, non ve l’avevo ancora detto.

___

Dei lamenti, delle storie che finiscono senza mai aver capito quando sono iniziate, delle persone che devi chiedere e mai che intuiscono, di chi ti chiama e poi non parla, di chi “sei il mio amore impossibile” e che significa, del freddo che poi quando è estate lo rivuoi, del tempo che passa e non sai che farne se non passarlo con te, delle scuole dove piove e della nostra inutilità e impotenza, di tutte le canzoni che mettono parole dove non ne hai più, delle parole perse, degli stati d’animo, degli stati troppo lontani che vorresti raggiungere, delle opere d’arte viste dai pezzi di carta e fatte a pezzi da chi non mette passione in niente, delle cose imposte dall’alto, dei lasciami andare, del lasciarsi andare, di tutte le cose che si colorano nella tua stanza e restano lì, dei sospiri interrotti perché l’aria è cambiata, delle personalità da gestire, delle public relations e dell’essere veri a momenti alternati, dei post it scollati, delle foto sfocate, dei pullman che non passano, degli ombrelli rotti, del non sentire chi ti chiama, del non scoprire chi ti ama, di chi non ti cerca e si lamenta che non l’hai cercato, di svegliarsi nella notte, di convincersi, delle panchine su cui sono seduti i ricordi, del sole in faccia alle nuvole, dell’autunno e della primavera, del non sentirsi una mezza stagione, di mantenere il ritmo, di avere delle scadenze, delle partenze che non avvengono mai, della tabula rasa di cambiamenti, di gente con le scorciatoie, dei futuri imposti, delle scelte che non volevi fare davvero, del nulla in fin dei conti, del non riuscire a fregarsene, del buio, dei stavo scherzando, del coraggio che viene in conseguenza della paura e mai coraggio e basta, della stanchezza di mantenere le parole, di chi non ha capito e non si è mai applicato a farlo, di chi ci sentiamo e non ci sentiamo mai più, dei ti vengo a trovare ed è un pezzo che sei perso, del non c’è tempo, dei mesi che volano, del febbraio arriva presto, dei libretti d’istruzione, dei libri distruzione, del questo non lo scrivo perché poi devo spiegarlo, dei che facciamo sei tu che decidi, del decidere da soli e non sapere niente, ma tu che ne pensi?