Io da tanto

Quello che c’è fuori dal mio balcone alle sette di sera è un pezzo di cielo e città, scende presto il sole, tra ombra e vento, seduta, mi copro la faccia, come quella volta in cui mi insegnarono il tramonto con gli acquerelli.
Solo sedici euro e due bicchieri per un tramonto a qualsiasi ora del giorno.
Come il tramonto a Copenaghen, tra la pioggia e quaranta corone per ogni respiro.
Le più grandi decisioni si prendono nei momenti più brevi possibili, come quando dico a mia mamma che andrò via mentre mettiamo il mascara allo specchio e mi risponde che lei e papà non mangeranno più le patatine fritte, così saranno magrissimi quando torneremo a casa.
Mi piace l’idea del tornare a casa, è sempre stata la mia soluzione.
Sono sul bagnasciuga di un anno che sarà difficile, mi ricordo che ho scritto sul post-it accanto: “avremo qualcosa da raccontare” .

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#44

In un fiume
freddo di parole
poche
vere
tra le paure
altisonanti
non so cosa voglio
so cosa
mi manca.

Non può bastare
un solo
sogno
per una sola vita.
Come
una pagina
per una storia
vera
che voglio
far ricordare.

Riassunto: esisto.

A volte il tempo non coincide con le parole o le parole non capitano quando hai tempo.
Sono passati tre mesi more or less da quando non scrivo e circa un anno da quando ho iniziato a farlo in questo posto un po’ autunnale. 
Ho fatto un esame di stato, preso il mio novanta/centesimi e lasciato la mia scuola, poi il tempo non so bene come sia passato.  
Non sono stata nemmeno un giorno al mare, credo di aver scelto la mia università temporanea e di aver stretto al petto le vere persone vere. 

“Domani partiamo per Berlino!” dicevo e ora vorrei parlarne così tanto che poi non dico più niente.
R. ed io avevamo delle promesse, con dei tempi di attesa, ma pur sempre desideri da avverare. Abbiamo preso un volo e non abbiamo mai capito una parola del tedesco. Le parole ci sono mancate spesso, ma intorno tutto si colorava.

Mi vergogno. Sei contenta? Danke. Siete italiane? Passami la mappa. Scendiamo a questa fermata? Near Rome. Hai lo spray? Mangiamo qui stasera. Ma siamo ad est? Siamo studenti. Junk food. Poi ti chiamo. È piccante? Ma come si dice in inglese? Ti voglio bene. Fammi una foto la mando a mamma. Near Naples? Nein! Riposiamoci. I braccialetti per la nausea. Il muro si sente. In english?
Ed altri mille attimi.

Andare è essere vivi per un po’, con tutta la vita davanti, addosso, sulla pelle. Perdere il senso del tempo e correre, salire, mostrare, scendere, sorridere, trovarsi e poi smettere di cercare.
È non tornare mai, appartenere al mondo.

Ora nella mia stanza sembra già settembre, sono sola di nuovo, mia sorella è ripartita con un bacio sulla guancia mentre dormivo e le lenzuola profumano di fresco, quasi non di estate.
Sul soffitto ho una mappa dei ricordi.
Anche se è un po’ buio e un po’ mi sento a pezzi, nel disastro il futuro era sempre lì a sorriderci.
Vorrei essere sincera e dire che sto bene, ma sto solo cambiando. Ho scelto di crescere, di uscire da tutto quello che in qualche modo si era costruito.
“Devi fare solo le cose che ti fanno stare bene!”
Settembre torna, lo sento tutto il peso nello stomaco.
“Lo sapevamo che era così: è il tuo modo di iniziare.”
Però stasera ho fermato l’ansia e spento la luce, poi c’è tempo per pensare a tutto il resto. 

Mi hanno scritto un racconto.

Io non mi sono mai fidata delle persone che dicono “io sono come mi vedi”.
No, perché io non sono come mi vedono e vedo gli altri in modi che poi si rivelano sbagliati.
Non capisco perché il mondo vuole sbattere per forza in faccia alle persone, uno esce e sbam.
Mai a stare tranquilli.
Forse è vero che più vuoi cancellare qualcuno dalla tua vita e più questo lascia il segno.
Ma continuo ad accelerare e sono consapevole dello schianto.
Io vorrei una motocicletta, rossa come quella del mio papà.
Stasera torno a casa e mi viene da pensare che la città in cui vivo (che è differente da quella in cui dormo) è un grande schifo.
Se non avessi quei pochi amici legati al polso.
E so perché lo penso, perché io certe storie non le voglio vedere.
Perché certo, le storie si intrecciano, spesso, ma non sempre i nodi si stringono abbastanza e questo significa aver fallito. Altro giro altri vincitori.

Però stasera sono in sovrappeso di pensieri, dal finestrino vedo le luci che sembrano le scie delle stelle cadenti e qualcuno mi ha scritto un racconto.
Ne lascio un pezzo qui.

La vide allungare gli occhi verso l’orizzonte, strisciarli sui bianchi zampilli che fan sembrare Onda (assassina di prima classe) leggera. Mai aveva visto qualcuno guardare Mare come lei faceva.