Parole per me, anche per te.

Ma allora cambiale le tue abitudini, che sia un inchiostro o la maglietta che non lasci da tre anni per non vederti mai diversa. Mai cresciuta, ma sempre quella.

Che piacere la spregiudicatezza dei vent’anni, tra il sesso e i compleanni che non fanno esser donne.

C’è un silenzio inafferrabile, privo di conforto e di bisogni, spigoloso e freddo, per muoversi nelle cose in cui si brucia, e si ama. Fuori dalle occasioni per perdere aria e vedersi ritornare lacrime.

Puoi diventare come ti immaginano, somigliare a come sei, ma non sarebbe la tua storia e di nulla saprebbero le parole che ti stai dicendo. Ora che intorno è la parte sinistra del cerchio di Itten.

Le notti sono fatte per non parlarsi affatto, fatte per modellarsi, deboli e affabili, per l’alba dopo, per tirare su gli occhiali e dirsi che è solo malinconia, solo tristezza per le cose dette tra un effetto e la normalità.

Da altrove parte la pace e mi raggiunge, tra libri e parole barrate. Le nostre statue scendono in città e si crepano di nuovi sogni. Così la parte migliore di me è dentro una valigia pesantissima, con l’amore di una vita per sé stessi.

“Di cosa vuoi che ti parli che ho poco più di vent’anni, se alla crisi mondiale preferisco i tuoi sguardi.”

Annunci

Mi ricordo del Tate Modern.

Mi ricordo delle luci, di nessuno, della città, del grigio che porto scritto addosso, le storie nuove, le missioni fallite, le idee a prova di proiettile, me li raccontano gli anni belli – e cosa vuoi fare dopo? – segui il tuo papà, o che ne fai del futuro; so che sentirò freddo o dovrò stringere tutti i ricordi, pure quelli della primavera, le mie foto attaccate al muro e gli attimi di Londra mai sviluppati, stretti tra plastica e pellicola; l’anno degli impegni e fatti votare e sorridi pure se non ti piace, e no; abbattiamo i muri o scriviamoci sopra, abbraccerai la vita insieme a me, e gli occhiali da sole mi vestono di sicurezza, ma siete sicuri che sono sicura?
Va veloce, neanche il tempo di fiorire, sfiorare, non mi conosci o forse ti ho raccontato troppo; il natale, gli incontri, è questo ciò che voglio, e si fluidificano le parole, mi distolgo, scrivo, e dove vuoi andare, combattere, scappare, e vado a vivere da sola, mi convinco; non ho la patente ma ho troppi luoghi da raggiungere, facciamoci un tatuaggio che te lo regalo io e ti ho già nel sangue, ti voglio pure sulla pelle; e gli “stai bene da sola”, forse un miraggio, sento le labbra schiudersi per parole che penso davvero, gli sguardi di chi ha letto il tuo sguardo, con i nonostante tutto e senza mai punti finali, quando non esiste il tempo per pensare, non mi spegnere, credo alle illusioni.
Quello che dici, come lo fai, come sbatti in faccia al mondo, ogni volta che è andata bene, o non come volevi, quando io parto da zero e porto tutto con me.
Mi ricordo del Tate Modern e poi tutto è un’ action painting di momenti.