Io da tanto

Quello che c’è fuori dal mio balcone alle sette di sera è un pezzo di cielo e città, scende presto il sole, tra ombra e vento, seduta, mi copro la faccia, come quella volta in cui mi insegnarono il tramonto con gli acquerelli.
Solo sedici euro e due bicchieri per un tramonto a qualsiasi ora del giorno.
Come il tramonto a Copenaghen, tra la pioggia e quaranta corone per ogni respiro.
Le più grandi decisioni si prendono nei momenti più brevi possibili, come quando dico a mia mamma che andrò via mentre mettiamo il mascara allo specchio e mi risponde che lei e papà non mangeranno più le patatine fritte, così saranno magrissimi quando torneremo a casa.
Mi piace l’idea del tornare a casa, è sempre stata la mia soluzione.
Sono sul bagnasciuga di un anno che sarà difficile, mi ricordo che ho scritto sul post-it accanto: “avremo qualcosa da raccontare” .

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Di luci, di notti, di albe, di tramonti e altre mille storie di una provincia di una vita, sono paesaggi che sento dentro, che ho visto spesso dal balcone della mia camera o da un finestrino di un pullman troppo affollato.
Una provincia che da poco e niente in cambio, se non quei legami di una vita, di una strada, di una scuola e di bmx che spaccano le ginocchia.
Tonalità di sere sognanti, di rumori che modificano lo spazio, di sentirsi vivi, di sentirsi pochi e veri, di notti d’estate passate a fissare la luna tra i palazzi, di desideri di voler scappare e poi di conservare i ricordi, di sorelle che partono per le capitali, di università lontane.
Cresci, le biciclette si posano, ma le primavere ritornano sempre.
I colori si stendono e mi avvolgono, come cose che nascono dal niente e restano.
Resta il significato.

– Da piccoli disegniamo pupazzetti divertenti per capire lo strano mondo degli adulti e prendere le misure del nostro. Siamo stati tutti bambini, è capitato a tutti di disegnare.
– Crescendo, non sempre capiamo il mondo degli adulti di cui pure facciamo parte. E allora, alcuni continuano a disegnare pupazzetti.
– Quando ci chiediamo perché qualcuno è pronto ad uccidere per cose come le frontiere, la fede o i simboli, disegniamo pupazzetti. Quando non capiamo perché alcuni preferiscono credere in un dio che non esiste. Disegniamo pupazzetti.
– Quando non capiamo perché si dovrebbe proibire di disegnare pupazzetti…
– …disegniamo lo stesso pupazzetti. Quando gli hanno detto che era da irresponsabili disegnare pupazzetti. E’ normale.
– Allora, questo strano mondo ha rifiutato di vedere i pupazzetti che disegnavano, ma siccome è uno strano mondo, loro hanno continuato. Fino a che…
– Eppure i pupazzetti sono riapparsi…
– E siamo milioni di pupazzetti per strada.
– Ma fino a quando?

Charlie Hebdo n°1178 14 janvier 2015