Io da tanto

Quello che c’è fuori dal mio balcone alle sette di sera è un pezzo di cielo e città, scende presto il sole, tra ombra e vento, seduta, mi copro la faccia, come quella volta in cui mi insegnarono il tramonto con gli acquerelli.
Solo sedici euro e due bicchieri per un tramonto a qualsiasi ora del giorno.
Come il tramonto a Copenaghen, tra la pioggia e quaranta corone per ogni respiro.
Le più grandi decisioni si prendono nei momenti più brevi possibili, come quando dico a mia mamma che andrò via mentre mettiamo il mascara allo specchio e mi risponde che lei e papà non mangeranno più le patatine fritte, così saranno magrissimi quando torneremo a casa.
Mi piace l’idea del tornare a casa, è sempre stata la mia soluzione.
Sono sul bagnasciuga di un anno che sarà difficile, mi ricordo che ho scritto sul post-it accanto: “avremo qualcosa da raccontare” .

Annunci

Parole per me, anche per te.

Ma allora cambiale le tue abitudini, che sia un inchiostro o la maglietta che non lasci da tre anni per non vederti mai diversa. Mai cresciuta, ma sempre quella.

Che piacere la spregiudicatezza dei vent’anni, tra il sesso e i compleanni che non fanno esser donne.

C’è un silenzio inafferrabile, privo di conforto e di bisogni, spigoloso e freddo, per muoversi nelle cose in cui si brucia, e si ama. Fuori dalle occasioni per perdere aria e vedersi ritornare lacrime.

Puoi diventare come ti immaginano, somigliare a come sei, ma non sarebbe la tua storia e di nulla saprebbero le parole che ti stai dicendo. Ora che intorno è la parte sinistra del cerchio di Itten.

Le notti sono fatte per non parlarsi affatto, fatte per modellarsi, deboli e affabili, per l’alba dopo, per tirare su gli occhiali e dirsi che è solo malinconia, solo tristezza per le cose dette tra un effetto e la normalità.

Da altrove parte la pace e mi raggiunge, tra libri e parole barrate. Le nostre statue scendono in città e si crepano di nuovi sogni. Così la parte migliore di me è dentro una valigia pesantissima, con l’amore di una vita per sé stessi.

“Di cosa vuoi che ti parli che ho poco più di vent’anni, se alla crisi mondiale preferisco i tuoi sguardi.”

Caro Giacomo.

Un tipo strano, uno di quelli che “non è bello, ma è affascinante”, uno di quelli che voleva farti la morale, ma se non cogliessi ciò che è vero e fa male, potrei ancora provare a combattere.
Ma con tutto il rispetto, io nelle illusioni ci credo, perchè al liceo mi hanno insegnato che “meglio illusi che depressi”, depressi come lui forse.
Certo, poi dall’affascinante è passato al modesto, a quello che era convinto di non saper fare poesia, così da un giorno all’altro, e così ancora ha cancellato la convinzione e ha tirato fuori tutto l’odio verso gli altri, scritto in versi, parlato, sarcastico, ironico, certo, ma pur sempre odio.
E che ne è adesso del suo infinito, e Silvia come stai, rimembri ancora?
Dico ciò che so, perché per adesso è solo questo, al massimo posso aggiungerci ciò che penso, così, veloce e di getto, senza freni dei giudizi e quindi tanto nasciamo che abbiamo un percorso da fare, che puoi decidere tu dove andare e quale scegliere, ma tutti portano sempre ad un unico posto, in un unico momento.
E ha scelto involontariamente di essere ricordato, di non essere un Giacomo a caso, ma di uno che porti a casa, nello zaino e ti crea pure ansia, per quello che dice, per come lo fa, per come ti sbatte in faccia il mondo e per come tu devi dirlo agli altri, per filo e per verso, perverso.