Parole per me, anche per te.

Ma allora cambiale le tue abitudini, che sia un inchiostro o la maglietta che non lasci da tre anni per non vederti mai diversa. Mai cresciuta, ma sempre quella.

Che piacere la spregiudicatezza dei vent’anni, tra il sesso e i compleanni che non fanno esser donne.

C’è un silenzio inafferrabile, privo di conforto e di bisogni, spigoloso e freddo, per muoversi nelle cose in cui si brucia, e si ama. Fuori dalle occasioni per perdere aria e vedersi ritornare lacrime.

Puoi diventare come ti immaginano, somigliare a come sei, ma non sarebbe la tua storia e di nulla saprebbero le parole che ti stai dicendo. Ora che intorno è la parte sinistra del cerchio di Itten.

Le notti sono fatte per non parlarsi affatto, fatte per modellarsi, deboli e affabili, per l’alba dopo, per tirare su gli occhiali e dirsi che è solo malinconia, solo tristezza per le cose dette tra un effetto e la normalità.

Da altrove parte la pace e mi raggiunge, tra libri e parole barrate. Le nostre statue scendono in città e si crepano di nuovi sogni. Così la parte migliore di me è dentro una valigia pesantissima, con l’amore di una vita per sé stessi.

“Di cosa vuoi che ti parli che ho poco più di vent’anni, se alla crisi mondiale preferisco i tuoi sguardi.”

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L’odore di un’estate che finisce.

Viene giù il cielo stamattina.
Tuoni e secchiate d’acqua dalle nuvole come sveglia, è il benvenuto di settembre che fa da background, come chi passa e non saluta mai, come una scenografia di cui nessuno se ne accorge, come chi ti sta parlando ma non gliene frega un cazzo di ciò che dici, come il mese del tuo compleanno che ti mette ansia.
Le case, le strade che si allagano, il cielo come quello perenne di Londra, gli addii, i rimorsi, la routine, i ritorni, i flashback, chi è andato, chi ancora aspetta per partire. Io ho solo quella strana sensazione di quando inizi una cosa nuova, ma non è iniziato niente, resto immobile, a guardare, a cercare qualcosa per riempire il tempo, qualcosa che si colora sotto il mio soffitto, che corre fuori dalla finestra.
Ha smesso di piovere e tutto tacerà ancora per pochi minuti, è un’osmosi sociale, finita la tempesta – ritornare alla normalità.
Così è un altro giro di giostra, dalla finestra passa aria fredda, rigenerata e entra l’odore di un’estate che finisce, che perde tutto, che apre nuove strade e mi da un bagaglio nuovo da riempire.
“La differenza di tutto è solo la fine.”

Mi hanno detto che le lacrime non servono a niente, ma mentivano.
Mi hanno insegnato che tutti possono essere forti, ma non sapevano spiegare come.
Mi hanno visto cresciuta e cambiata, ma non si sono chiesti il perché.
Mi hanno sorriso sui pullman, ma poi sono scesi e non li ho rivisti più.
Mi hanno detto di aver riempito la loro vita, ma dopo se ne sono andati.
Ammettere è il primo passo per combattere, ci renderà migliori.