#44

In un fiume
freddo di parole
poche
vere
tra le paure
altisonanti
non so cosa voglio
so cosa
mi manca.

Non può bastare
un solo
sogno
per una sola vita.
Come
una pagina
per una storia
vera
che voglio
far ricordare.

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Caro Giacomo.

Un tipo strano, uno di quelli che “non è bello, ma è affascinante”, uno di quelli che voleva farti la morale, ma se non cogliessi ciò che è vero e fa male, potrei ancora provare a combattere.
Ma con tutto il rispetto, io nelle illusioni ci credo, perchè al liceo mi hanno insegnato che “meglio illusi che depressi”, depressi come lui forse.
Certo, poi dall’affascinante è passato al modesto, a quello che era convinto di non saper fare poesia, così da un giorno all’altro, e così ancora ha cancellato la convinzione e ha tirato fuori tutto l’odio verso gli altri, scritto in versi, parlato, sarcastico, ironico, certo, ma pur sempre odio.
E che ne è adesso del suo infinito, e Silvia come stai, rimembri ancora?
Dico ciò che so, perché per adesso è solo questo, al massimo posso aggiungerci ciò che penso, così, veloce e di getto, senza freni dei giudizi e quindi tanto nasciamo che abbiamo un percorso da fare, che puoi decidere tu dove andare e quale scegliere, ma tutti portano sempre ad un unico posto, in un unico momento.
E ha scelto involontariamente di essere ricordato, di non essere un Giacomo a caso, ma di uno che porti a casa, nello zaino e ti crea pure ansia, per quello che dice, per come lo fa, per come ti sbatte in faccia il mondo e per come tu devi dirlo agli altri, per filo e per verso, perverso.