Parole per me, anche per te.

Ma allora cambiale le tue abitudini, che sia un inchiostro o la maglietta che non lasci da tre anni per non vederti mai diversa. Mai cresciuta, ma sempre quella.

Che piacere la spregiudicatezza dei vent’anni, tra il sesso e i compleanni che non fanno esser donne.

C’è un silenzio inafferrabile, privo di conforto e di bisogni, spigoloso e freddo, per muoversi nelle cose in cui si brucia, e si ama. Fuori dalle occasioni per perdere aria e vedersi ritornare lacrime.

Puoi diventare come ti immaginano, somigliare a come sei, ma non sarebbe la tua storia e di nulla saprebbero le parole che ti stai dicendo. Ora che intorno è la parte sinistra del cerchio di Itten.

Le notti sono fatte per non parlarsi affatto, fatte per modellarsi, deboli e affabili, per l’alba dopo, per tirare su gli occhiali e dirsi che è solo malinconia, solo tristezza per le cose dette tra un effetto e la normalità.

Da altrove parte la pace e mi raggiunge, tra libri e parole barrate. Le nostre statue scendono in città e si crepano di nuovi sogni. Così la parte migliore di me è dentro una valigia pesantissima, con l’amore di una vita per sé stessi.

“Di cosa vuoi che ti parli che ho poco più di vent’anni, se alla crisi mondiale preferisco i tuoi sguardi.”

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– Da piccoli disegniamo pupazzetti divertenti per capire lo strano mondo degli adulti e prendere le misure del nostro. Siamo stati tutti bambini, è capitato a tutti di disegnare.
– Crescendo, non sempre capiamo il mondo degli adulti di cui pure facciamo parte. E allora, alcuni continuano a disegnare pupazzetti.
– Quando ci chiediamo perché qualcuno è pronto ad uccidere per cose come le frontiere, la fede o i simboli, disegniamo pupazzetti. Quando non capiamo perché alcuni preferiscono credere in un dio che non esiste. Disegniamo pupazzetti.
– Quando non capiamo perché si dovrebbe proibire di disegnare pupazzetti…
– …disegniamo lo stesso pupazzetti. Quando gli hanno detto che era da irresponsabili disegnare pupazzetti. E’ normale.
– Allora, questo strano mondo ha rifiutato di vedere i pupazzetti che disegnavano, ma siccome è uno strano mondo, loro hanno continuato. Fino a che…
– Eppure i pupazzetti sono riapparsi…
– E siamo milioni di pupazzetti per strada.
– Ma fino a quando?

Charlie Hebdo n°1178 14 janvier 2015