Io da tanto

Quello che c’è fuori dal mio balcone alle sette di sera è un pezzo di cielo e città, scende presto il sole, tra ombra e vento, seduta, mi copro la faccia, come quella volta in cui mi insegnarono il tramonto con gli acquerelli.
Solo sedici euro e due bicchieri per un tramonto a qualsiasi ora del giorno.
Come il tramonto a Copenaghen, tra la pioggia e quaranta corone per ogni respiro.
Le più grandi decisioni si prendono nei momenti più brevi possibili, come quando dico a mia mamma che andrò via mentre mettiamo il mascara allo specchio e mi risponde che lei e papà non mangeranno più le patatine fritte, così saranno magrissimi quando torneremo a casa.
Mi piace l’idea del tornare a casa, è sempre stata la mia soluzione.
Sono sul bagnasciuga di un anno che sarà difficile, mi ricordo che ho scritto sul post-it accanto: “avremo qualcosa da raccontare” .

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Hai una vita da fare a pezzi,
dei soldi da mettere da parte,
dei sogni a pari passo con i viaggi da realizzare.
Hai delle mani da stringere,
il più possibile.
Devi svegliarti e stamparti sulla faccia quel sorriso,
che non ti piace poi così tanto.
Non sempre puoi dire ciò che pensi,
loro hanno paura di alcune strane cose.
Devi correre a casa,
anche quando ti sembra davvero troppo tardi.
Devi scegliere,
che fare delle prossime ore,
quali vestiti stamparti addosso che non piaceranno agli altri,
scrivere in modo chiaro ed ordinato.
Devi saper guardare l’orologio,
non te ne accorgi ma si è fatto già tardi.
Tardi per cosa.
Stai inseguendo tutto e tutti e non sai dove andare.
E ti piace di più,
se poi non piace agli altri.