___

Dei lamenti, delle storie che finiscono senza mai aver capito quando sono iniziate, delle persone che devi chiedere e mai che intuiscono, di chi ti chiama e poi non parla, di chi “sei il mio amore impossibile” e che significa, del freddo che poi quando è estate lo rivuoi, del tempo che passa e non sai che farne se non passarlo con te, delle scuole dove piove e della nostra inutilità e impotenza, di tutte le canzoni che mettono parole dove non ne hai più, delle parole perse, degli stati d’animo, degli stati troppo lontani che vorresti raggiungere, delle opere d’arte viste dai pezzi di carta e fatte a pezzi da chi non mette passione in niente, delle cose imposte dall’alto, dei lasciami andare, del lasciarsi andare, di tutte le cose che si colorano nella tua stanza e restano lì, dei sospiri interrotti perché l’aria è cambiata, delle personalità da gestire, delle public relations e dell’essere veri a momenti alternati, dei post it scollati, delle foto sfocate, dei pullman che non passano, degli ombrelli rotti, del non sentire chi ti chiama, del non scoprire chi ti ama, di chi non ti cerca e si lamenta che non l’hai cercato, di svegliarsi nella notte, di convincersi, delle panchine su cui sono seduti i ricordi, del sole in faccia alle nuvole, dell’autunno e della primavera, del non sentirsi una mezza stagione, di mantenere il ritmo, di avere delle scadenze, delle partenze che non avvengono mai, della tabula rasa di cambiamenti, di gente con le scorciatoie, dei futuri imposti, delle scelte che non volevi fare davvero, del nulla in fin dei conti, del non riuscire a fregarsene, del buio, dei stavo scherzando, del coraggio che viene in conseguenza della paura e mai coraggio e basta, della stanchezza di mantenere le parole, di chi non ha capito e non si è mai applicato a farlo, di chi ci sentiamo e non ci sentiamo mai più, dei ti vengo a trovare ed è un pezzo che sei perso, del non c’è tempo, dei mesi che volano, del febbraio arriva presto, dei libretti d’istruzione, dei libri distruzione, del questo non lo scrivo perché poi devo spiegarlo, dei che facciamo sei tu che decidi, del decidere da soli e non sapere niente, ma tu che ne pensi?

Annunci

“Pensavo fossi antipatica prima di conoscerti.”

È solo una questione di abitudine.
Devo solo abituarmi al fatto che la mia vita è un continuo altalenare, che un giorno dai cento e il giorno dopo ti ritorna zero con annessi stati confusionali e lacrime.

Questo così dovrebbe essere il mio primo post su questo blog di cui mi vergogno un sacco perché per la prima volta ci metto la faccia alle stronzate che scrivo.
Quindi perché non tagliare il nastro in una di quelle giornate che quando arrivi a sera ti viene solo da dire “ma che cazzo è successo?”
Okay, sarà un blog estremamente caotico e molto poco puntuale.
La mia prof. dice che faccio troppe frasi nominali, io so che metto troppo spesso e troppi punti.
Ho riletto circa trenta volte queste parole perché sono sempre indecisa su tutto, su le situazioni in cui mi trovo, su le persone (di merda) che incontro, sull’inutile filosofare che mi affligge o tipo su che scarpe comprare e su che scarpe comprare ancora.
Il perché di questo nome lo spiego più in là o non lo spiego proprio perché è veramente poco fondamentale.
Che faccio, chi sono e dove respiro: sono tutta un’altra storia.

Per ora lascio una foto qui perché sono stata con tutta la mia famiglia a mille e seicento metri tra le nuvole (che per me è come scalare l’Everest!) e questa cosa, unica e sola di oggi, mi fa sorridere.

IMG_9757.JPG