Il momento di stare a casa

La vita è un teatro e non vale la pena stare in camerino e aspettare che gli altri recitino le loro vite. Resta in scena, vai in scena e resisti in scena. E non fingere di star bene. Stai bene quando stai bene. E quando stai male non aver paura delle tue nude debolezze. Le debolezze ci tengono con i piedi per terra.

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Illegali per sbaglio.

Le monete le avevo nella mano destra e dietro le spalle un sacco di fretta.
Uscivo dal mio portone di casa quando il pullman passava e davanti a me si coloravano due scelte:
Prenderlo, arrivare puntuale e rischiare.
Comprare un biglietto e aspettare mezz’ora.

“Hey sto arrivando!”

In questo pullman ci sono poche persone per il momento, le scruto bene e cerco subito conforto in qualche individuo che ha l’aria di chi non ha un biglietto come me.
Trovato.
Sono a metà corsa e nessuno ancora mi si è seduto accanto.
Manco a dirlo che una ragazza, per la fretta di salire e sedersi, mi da una spallata e mi spalma sul finestrino.
Due che si completano per le loro stazze fisiche, discutono e stringono tra le mani uno spinello come se fosse la loro bacchetta magica.
Mi vedo riflessa e non ho il coraggio di aprire la mia moleskine, così cerco di ricordare tutto.
E quasi dimentico l’ansia.
Usare il trasporto pubblico qui, paragonato ad una citazione (che mi permetto), è “come arrivare sulla luna in Fiat Uno”.
Qui lo dico e qui lo nego che il karma esiste, ma ho buone ragioni per crederci perché ero giunta salva a destinazione.
Ma al ritorno ho così tanta ansia di timbrare che lo faccio a penna, con quella mia preferita che è come se fosse un bonus.
Poi scappano e si agitano così tanto questi che devo togliere una cuffia.
Un uomo basso, brizzolato e poco sorridente con la sua camicia azzurra sudata, gli occhiali poggiati sulla punta del naso (che più punta non si può) e con la pancia che allarga un po’ lo spazio tra i bottoni i quali, si aprono sul petto come un sipario, e mostrano la sua croce d’oro; mi dice “signorina il biglietto” e io glielo faccio vedere, tutta fiera di me stessa perché l’avevo scritto con la mia penna preferita.
Ma non mi crede, dice che l’ho appena fatto, così me lo strappa e il pezzo mancante lo lascia cadere pure a terra.
Malfidato.
Io se fossi un controllore avrei ragione di credere che le ragazze con le sopracciglia curate non possono non avere un biglietto.
Nel mentre arrivo nel mio paese di cittàlaggiù, pure con lo stomaco sotto sopra per questi maledetti sediolini al contrario e sono l’ultima a scendere.
E mi sento un po’ stanca senza far nulla, respiro un po’ e faccio il resoconto della giornata: sopravvissuta.