Il momento di stare a casa

La vita è un teatro e non vale la pena stare in camerino e aspettare che gli altri recitino le loro vite. Resta in scena, vai in scena e resisti in scena. E non fingere di star bene. Stai bene quando stai bene. E quando stai male non aver paura delle tue nude debolezze. Le debolezze ci tengono con i piedi per terra.

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Parole per me, anche per te.

Ma allora cambiale le tue abitudini, che sia un inchiostro o la maglietta che non lasci da tre anni per non vederti mai diversa. Mai cresciuta, ma sempre quella.

Che piacere la spregiudicatezza dei vent’anni, tra il sesso e i compleanni che non fanno esser donne.

C’è un silenzio inafferrabile, privo di conforto e di bisogni, spigoloso e freddo, per muoversi nelle cose in cui si brucia, e si ama. Fuori dalle occasioni per perdere aria e vedersi ritornare lacrime.

Puoi diventare come ti immaginano, somigliare a come sei, ma non sarebbe la tua storia e di nulla saprebbero le parole che ti stai dicendo. Ora che intorno è la parte sinistra del cerchio di Itten.

Le notti sono fatte per non parlarsi affatto, fatte per modellarsi, deboli e affabili, per l’alba dopo, per tirare su gli occhiali e dirsi che è solo malinconia, solo tristezza per le cose dette tra un effetto e la normalità.

Da altrove parte la pace e mi raggiunge, tra libri e parole barrate. Le nostre statue scendono in città e si crepano di nuovi sogni. Così la parte migliore di me è dentro una valigia pesantissima, con l’amore di una vita per sé stessi.

“Di cosa vuoi che ti parli che ho poco più di vent’anni, se alla crisi mondiale preferisco i tuoi sguardi.”

Natali spenti, interruttori persi.

Cos’è se non una corsa continua.
Vorrei fermarmi a volte, a guardare scorrere il ricominciare del tutto.
Il Natale l’ho visto, ve lo giuro.
L’ho letto e ci ho pianto pure.
L’ho guardato e gli ho sorriso più che potevo.
Forse significa smettere di avere paura, e che siamo noi quando smettiamo di averne?
Siamo fiumi di parole, di momenti fermi, di materia che scompare, se non quel noi-materia che stringendoci potremmo non scomparire mai.
Scrivi così resta, è questa la verità, è questo che voglio.
Dicono che gli umani hanno solo paura di essere dimenticati, è questo di cui, anche alla vigilia di Natale, sono convinta.
Così gli altri custodiscono oggetti per non dimenticarci mai.

Scendo tra la folla ma devo prendere presto un po’ d’aria.
Ma auguri per chi, per cosa.
Decidiamo il nostro destino e poi il cinquanta per cento è in base a quanti auguri abbiamo collezionato?
Ma forse Dio non ha collaudato bene il suo calendario, o ho divagato dai suoi impegni?

Vorrei spegnere il Natale, quello delle lampadine, e vedere le luci solo negli occhi di chi guardo.
Ho ricordi nitidi, spigolosi e avventurosi.
Lo ricordo quest’anno ed è già una grande cosa.
Scrivo ancora un capitolo di questa grande storia, la scrivo per farla restare.

Felici sempre.